Trump non lo sa, quando ne dice di tutte e di più contro l’Europa: perché non si inchina abbastanza ai suoi voleri, perché non gli bacia la pantofola, perché testuale (come dichiarò) «non mi lecca il c…». E ignora pure che l’Iran, che fino al 1935 chiamavamo Persia, fu una delle più antiche civiltà, sin dal 2800 a.C. dell’Impero persiano che Ciro il Grande fondò attorno al 550 a.C. Oggi lo aggredisce, senza formale dichiarazione di guerra, dalla residenza di Mar-a Lago e non nella War Room assieme ai Generali. Vantandosi di averlo “massacrato”. Linguaggio inaudito: nessun tiranno mai fece dichiarazione simile.
Ma ancora Trump ignora che nei 43 anni della Belle Époque, dal 1871 al 1914, trionfava l’ “Europa Felix”: a Parigi con il Moulin Rouge, il cinema di August e Louis Lumière, Pierre e Marie Curie, che scoprì la radioattività di radio e polonio. Scoperta straordinaria che le fruttò ben due Premi Nobel (1903 e 1911). Morì di leucemia, mentre il marito se ne andò molto prima travolto da una carrozza.
Café chantant, cabaret, musica e varietà si godevano ai tavolini, precursori dei Night Club del Novecento. L’elettricità vedeva in contemporanea le donne protagoniste e il potere europeo alle stelle, rispetto alle stalle e allo stallo di oggi. Il catalogo dell’immenso potere europeo? La Gran Bretagna vantava possedimenti coloniali da capogiro: Sud Africa, Kenya, Uganda, Sudan, Nigeria, Egitto. In Asia, oltre a Hong Kong, l’India con Birmania e Malesia. “Sunday Roast”, Australia e Nuova Zelanda. La Francia, al secondo posto con Tunisia, Algeria, Marocco, Mali, Niger e Madagascar. Vietnam, Cambogia e Laos: “Boeuf Bourguignon”. L’Impero coloniale tedesco possedeva Tanzania, Namibia, Camerun e Togo, più il “Sauerbraten” della Nuova Guinea. E l’Italietta? La “Carbonara” ovviamente: Eritrea con Somalia e Libia, con le imperdonabili carneficine del Generale Graziani, fascistone macellaio all’ “ultim segn”, come avrebbe detto il Porta. Il Belgio di Re Leopoldo II (1835-1909), che possedeva a titolo personale il Congo, fu il peggior tiranno, torturatore e assassino della storia: dieci milioni di vittime sulla coscienza, rispetto ai sei milioni di ebrei massacrati da Hitler. Ben narrato dal mitico Joseph Conrad (1857-1924), che ispirò i più grandi scrittori dell’avventura; da Jack London (1876-1916), strillone di giornali e lavandaio, assurto a meraviglioso scrittore di avventure (Zanna Bianca). E da Hemingway, cinque vite in una, quattro mogli, produzione letteraria monumentale. Alcolista, la forte depressione lo porta a spararsi una fucilata in bocca (1899-1961). Intanto Angola e Mozambico, Guinea, Goa e Macao, il “Bacalhau à Brás”, andavano sotto la bandiera portoghese. La Spagna di Carlo V, già padrona del mondo («Il sole nel suo regno non tramontava mai») si ripete nella Belle Époque, a braccetto con la Gran Bretagna, stessa medaglia olimpica: Sahara occidentale, un bel pezzo di Marocco e Filippine, fino al 1898. Ecco servita la Paella. Rovescio della medaglia fu che la sommatoria di questi poteri divenne detonatore della Prima guerra mondiale, dimostrando che il Dio del denaro non porta buono. Ma Trump non lo sa, mentre tenta, se la va, la va, di papparsi Canada, Groenlandia, Panama e, nelle ultime ore, perfino Cuba che sta strozzando col chiudere il rubinetto del petrolio, indispensabile per le pompe che forniscono l’85% dell’acqua necessaria all’isola. Intanto parla: nell’intervento sullo Stato dell’Unione lo ha fatto per 1 ora e 48 minuti (senza raggiungere però il record di Fidel Castro, con 7 ore e 10 minuti al Congresso del Partito Comunista all’Avana nel 1986). Che noia, rispetto al Donald che ne dice di tutte, come se fosse ancora il Capataz di The Apprentice, autocelebrazione narcisista, anni luce dall’aplomb dei presidenti degli United States prima di lui.
E così passerà alla Storia, esemplare protagonista del «Credo quia absurdum».
Articolo di Mephisto, Sole 24 ore domenicale



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